Arresti e deportazioni

Tessera di riconoscimento di Max Boris, rilasciata dopo la liberazione del campo di Mauthausen (ISRT)

L'intensa attività delle forze di polizia nella provincia ha come esito un elevato numero di arresti per motivi politici e razziali.

Firenze, come altre città italiane, vive due fasi nelle vicende della deportazione ebraica: mentre in novembre avvengono grandi retate ad opera di reparti tedeschi, dopo l'ordinanza RSI del 30 novembre 1943 gli arresti diventano di competenza delle autorità italiane.

In questa fase prevalgono gli arresti individuali o di piccoli gruppi, spesso sulla base di delazioni. Il capoluogo si distingue per la presenza di un attivo Ufficio affari ebraici, che – in collaborazione con questura e prefettura – è incaricato degli arresti e del sequestro di beni.

Gli scioperi del marzo 1944, che vedono una buona partecipazione nella provincia di Firenze, sono seguiti da fermi e deportazioni su larga scala.

In altre fasi gli arresti per motivi politici riguardano singoli o piccoli gruppi. Sono in particolare il distaccamento del servizio di sicurezza tedesco ed il Reparto servizi speciali, comandato dal maggiore Mario Carità, a dispiegare una notevole attività repressiva, che fa ricorso a torture, delazioni e numerosi fermi anche casuali.

Gli arrestati per motivi razziali sono condotti prevalentemente ad Auschwitz, mentre la maggior parte dei “politici” - quando non sono uccisi o più fortunatamente rilasciati – sono deportati a Mauthausen.

Ebrei deportati dalla Toscana 675
Ebrei arrestati a Firenze 311
ottobre 1943 5
novembre 1943 * 73
dicembre 1943 41
gennaio 1944 23
febbraio 1944 38
marzo 1944 36
aprile 1944 13
maggio 1944 24
giugno 1944 2
data non identificata 56

* più alcune decine di ebrei stranieri non identificati