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L’obiettivo della mostra Firenze in guerra 1940-1944 è triplice: il primo, quello di raccogliere, selezionare e proporre un ampio spettro di fonti che permetta di documentare le trasformazioni economiche, politiche, sociali e culturali della società fiorentina in tempo di guerra. Una specificità del percorso espositivo – e lo si coglie anche nella proporzione degli spazi e dei pannelli dedicati – è l’attenzione alla fase 1940-1943, finora assai poco studiata, che invece risulta centrale non solo per comprendere gli esiti e le contraddizioni della politica fascista nel ventennio, ma anche per rileggere la fase successiva all’8 settembre 1943.

Un secondo obiettivo è quello di mettere al centro la città e i suoi spazi, per cogliere le peculiarità del caso fiorentino, sia nel suo essere luogo di rilievo di produzione e organizzazione della cultura, sia per riuscire ad individuare gli snodi intorno ai quali l’esperienza della guerra a Firenze mostra caratteri di unicità e di particolare rilevanza: la questione della tutela (e delle razzie e distruzioni) del patrimonio artistico; la ricchezza dell’arco antifascista e resistenziale, il ruolo del capoluogo quale area strategica di passaggio fra il centro e il Nord Italia durante l’occupazione. Allo stesso tempo, come gli spazi della città siano stati attraversati dalla guerra: dalle trasformazioni urbanistiche, alla questione della ‘città aperta’ e della distruzione dei ponti sull’Arno, ai danni causati dai bombardamenti, fino ai ‘giorni dell’emergenza’, in cui Firenze vive esperienze diverse da quartiere a quartiere (come risulta con vivida chiarezza dai racconti dei testimoni dell’epoca), mentre diventa terreno di combattimenti nei giorni che precedono la Liberazione.

Il terzo obiettivo – una vera e propria sfida – è stato quello di riflettere sui linguaggi di trasmissione di conoscenze di saperi storici e della memoria su temi così centrali e rilevanti, in particolare rispetto alle generazioni più giovani; di proporre una storia, delle storie della guerra a Firenze che certamente fanno i conti e discutono codici narrativi consolidati e memorie fortemente strutturate, ma che si propongono di essere almeno in parte rinnovate. Una sfida che diventa sempre più necessaria in questo nuovo tornante celebrativo, quando a 70 anni dalla conclusione degli eventi i testimoni diventano sempre meno numerosi e gli storici sono obbligati a interrogarsi sul delicato passaggio che ci aspetta – per richiamare le riflessioni di David Bidussa – del dopo l’ultimo testimone.

Questi tre obiettivi hanno trovato una sintesi grazie al lavoro dei progettisti e degli autori del progetto multimediale nei tre elementi che caratterizzano la mostra e che incrociano le tre città. Ma prima di entrare nelle sale, nell’ingresso, un tavolo di grandi dimensioni consente al visitatore di misurarsi direttamente con le fonti originali della Firenze fascista che dagli anni Trenta che viene chiamata a mobilitarsi e a prepararsi alla guerra: giornali e opuscoli di propaganda che mostrano il Duce guerriero, materiale scolastico, quaderni e libri destinati all’indottrinamento delle giovani generazioni, filmati che riproducono i momenti più salienti della vita cittadina, a partire dalla visita di Hitler nel 1938.

Fa da sfondo a tutta la superficie espositiva un muro in cui sono riprodotte seguendo una sequenza cronologica le foto di Firenze dagli anni Trenta, dai primi anni del conflitto alle vicende della Liberazione, mentre i pannelli che riproducono la documentazione (documenti ufficiali, foto, lettere e corrispondenze private, diari ecc.) sono inseriti nelle sagome di uomini, donne e bambini (tratte da immagini dell’epoca) a rappresentare i fiorentini comuni, gli attori principali delle vicende narrate. La documentazione raccolta proviene da vari archivi italiani e stranieri: la mostra ha inoltre attinto al ricco archivio dell’Istituto storico della Resistenza in Toscana ed é arricchita da numerose foto inedite provenienti dall’Archivio foto Locchi di Firenze.

Si entra nella città della guerra (1940-1943): mentre migliaia di cittadini partono per i vari fronti, l’intera popolazione è chiamata a mobilitarsi per sostenere lo sforzo bellico. Gli stessi spazi pubblici si trasformano, in seguito alle misure di protezione antiaerea sui monumenti o alla creazione degli ‘orti di guerra’. Si passa poi nella città dell’occupazione (1943-1944): dopo il crollo del regime fascista nell’estate del 1943, la firma dell’armistizio con gli Alleati e l’occupazione nazista, la guerra arriva in città: le forze tedesche e la Rsi tentano di attuare uno stretto controllo del territorio, mentre iniziano i bombardamenti e le condizioni di vita della popolazione si fanno sempre più difficili. Solidarietà e resistenza danno vita alla città della Liberazione: Firenze, sede del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale, si distingue per la pluralità e la ricchezza delle reti partigiane e antifasciste, che si oppongono alla violenza degli occupanti e degli uomini della Rsi nei confronti di civili inermi, ebrei, renitenti alla leva.

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Se nei pannelli-sagome è narrata la storia collettiva della città in guerra, in un racconto corale, alcune ‘isole’ lungo il muro inseriscono elementi di esperienze più individuali, intime, come le emozioni (paura, rabbia, angoscia, speranza, tristezza, smarrimento, ecc.) o le voci dello ‘spirito pubblico’, ovvero le voci sulla guerra, che riportano aspettative, false notizie, timori e stati d’animo dei cittadini di fronte al conflitto.

Infine, ovvero significativamente al centro, è la stanza MemorySharing, dove trovano spazio i racconti individuali delle vicende della guerra di un gruppo ristretto di testimoni, in cui la storia collettiva della città si frammenta nella narrazione della storia dei singoli, che hanno vissuto esperienze del tutto diverse. Peculiarità di questa stanza è quella di essere un vero e proprio laboratorio, al centro del progetto MemorySharing proposto dai documentaristi Macelloni e Garzella. I racconti presenti sono solo alcuni fra i tanti possibili e in questa stanza altre parole, altre foto, altri documenti aspettano di essere raccolti (o sul sito web), per partecipare al racconto corale che fa da filo rosso a tutto il percorso proposto.

Inteso come percorso di ‘mostra diffusa’, Firenze in guerra esce da Palazzo Medici Riccardi e prosegue a Palazzo Pitti, al Rondò di Bacco, dove un’installazione ricostruisce immagini e suoni dei ‘giorni dell’emergenza a Firenze’ (dal 31 luglio a qualche giorno precedente la Liberazione della città, avvenuta l’11 agosto 1944), quando Palazzo Pitti divenne sede di raccolta degli sfollati (oltre 5.000) residenti nei quartieri del centro fiorentino. La serie completa delle foto (raccolta dall’arch. Claudio Cordoni) dell’architetto Nello Baroni che scattò in quei giorni, che riprendono scene di vita quotidiana, immagini della città attraversata da scontri a fuoco e oggetto di distruzioni per le esplosioni di ponti e edifici, sono accompagnate da un audio film, che riproduce suoni e voci di quell’esperienza, tratte dal diario dello stesso Baroni che descrive in dettaglio di avvenimenti di quei giorni a Firenze, con interviste e altro materiale sonoro.

Valeria Galimi (ISRT/Univ. Tuscia) e Francesca Cavarocchi (ISRT), curatrici

Supervisione scientifica: Enzo Collotti (Università di Firenze)

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