Dall’Introduzione di Valeria Galimi e Francesca Cavalocchi a Firenze in guerra 1940-1944. Catalogo della mostra storico-documentaria (Palazzo Medici Riccardi, ottobre 2014-gennaio 2015), Firenze University Press, Firenze 2014.

Il progetto di ricerca Firenze in guerra 1940-1944 ha origini lontane: nasce a conclusione della ricerca decennale coordinata dal prof. Enzo Collotti, professore emerito dell’Università di Firenze, sulle persecuzioni antiebraiche in Toscana dal 1938 al 1945. La prima ipotesi di lavoro è stata quella di ricostruire il contesto dell’esperienza della guerra a Firenze, allargando la prospettiva tematica, ma focalizzando l’attenzione su un territorio più ristretto – sebbene ampiamente rilevante – come il capoluogo fiorentino in relazione con la sua provincia. Il cambiamento più significativo, condiviso dal supervisore e da noi curatrici, è stato quello di misurarsi con la forma mostra storico-documentaria che, com’è ovvio, condiziona linguaggi, scelte comunicative e tematiche e finalità educative. Fortemente sostenuto dalla Regione Toscana, che aveva promosso la ricerca pluriennale coordinata dal prof. Collotti, questo progetto è stato inserito poi fra le attività dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana, individuato come l’istituto culturale più adatto, fra quelli presenti in città, ad accogliere questa ricerca per la ricchezza dei suoi fondi archivistici e bibliotecari sui temi della Resistenza e della Liberazione. La ricerca ha trovato un interlocutore attento nel suo allora direttore, e oggi presidente, prof. Simone Neri Serneri e realizzazione e collocazione definitiva all’interno delle iniziative promosse dall’Isrt in occasione del 70° anniversario della Resistenza e della Liberazione.

Ulteriore passo è stato quello di riallacciare una collaborazione con il gruppo degli architetti progettisti Giacomo Pirazzoli e Francesco Collotti, i quali a loro volta hanno introdotto i registi e autori Filippo Macelloni e Lorenzo Garzella, e il loro progetto MemorySharing. All’interno del gruppo di lavoro si è avviato – tanto nella fase di progettazione che in quella di realizzazione – un dialogo costante, vivace e assai proficuo, partire da sensibilità e linguaggi diversi, che – ci auspichiamo – abbiano trovato una felice fusione nel percorso espositivo che proponiamo al visitatore.

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L’obiettivo del progetto è triplice: il primo, quello di raccogliere, selezionare e proporre un ampio spettro di fonti che permetta di documentare le trasformazioni economiche, politiche, sociali e culturali della società fiorentina in tempo di guerra. La ricerca sottesa al percorso espositivo si inserisce in un quadro internazionale che presenta riflessioni e risultati già maturi sulle società in tempo di guerra; la storiografia italiana ha da tempo intrapreso una revisione di schemi e interpretazioni prevalse nei primi trent’anni della repubblica, privilegiando proprio la dimensione locale per mettere a fuoco i modi in cui il conflitto ha investito la vita degli italiani. Per quanto concerne il caso di Firenze, se si può contare su una vasta produzione pubblicistica e memorialistica, le ricostruzioni storiografiche risultano ancora parziali e frammentarie; manca in particolare uno sguardo di sintesi, in grado di far interagire i diversi livelli di indagine, dagli apparati istituzionali alle trasformazioni nella vita quotidiana, nel capoluogo ma anche nell’intero territorio provinciale, data la stretta interazione fra l’area urbana e l’entroterra rurale.

Una specificità del percorso espositivo – e lo si coglie anche nella proporzione degli spazi e dei pannelli dedicati – è l’attenzione alla fase 1940-1943, finora assai poco studiata, che invece risulta centrale non solo per comprendere gli esiti e le contraddizioni della politica fascista nel ventennio, ma anche per rileggere la fase successiva all’8 settembre 1943.

Un secondo obiettivo è quello di mettere al centro la città e i suoi spazi, per cogliere le peculiarità del caso fiorentino, sia nel suo essere luogo di rilievo di produzione e organizzazione della cultura, sia per riuscire a individuare gli snodi intorno ai quali l’esperienza della guerra a Firenze mostra caratteri di unicità e di particolare rilevanza: la questione della tutela (e delle razzie e distruzioni) del patrimonio artistico; la ricchezza dell’arco antifascista e resistenziale, il ruolo del capoluogo quale area strategica di passaggio fra il centro e il nord Italia durante l’occupazione. Allo stesso tempo, come gli spazi della città siano stati attraversati dalla guerra: dalle trasformazioni urbanistiche, alla questione della ‘città aperta’ e della distruzione dei ponti sull’Arno, ai danni causati dai bombardamenti, fino ai ‘giorni dell’emergenza’, in cui Firenze vive esperienze diverse da quartiere a quartiere (come risulta con vivida chiarezza dai racconti dei testimoni dell’epoca), mentre diventa terreno di combattimenti nei giorni che precedono la Liberazione.

Il terzo obiettivo – una vera e propria sfida – è stato quello di riflettere sui linguaggi di trasmissione di conoscenze di saperi storici e della memoria su temi così centrali e rilevanti, in particolare rispetto alle generazioni più giovani; di proporre una storia, delle storie della guerra a Firenze che certamente fanno i conti e discutono codici narrativi consolidati e memorie fortemente strutturate, ma che si propongono di essere almeno in parte rinnovate. Una sfida che diventa sempre più necessaria in questo nuovo tornante celebrativo, quando a settant’anni dalla conclusione degli eventi i testimoni diventano sempre meno numerosi e gli storici sono obbligati a interrogarsi sul delicato passaggio che ci aspetta – per richiamare le riflessioni di David Bidussa – del dopo l’ultimo testimone.

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Questi tre obiettivi hanno trovato una sintesi grazie al lavoro dei progettisti e degli autori del progetto multimediale nei tre elementi che caratterizzano la mostra e che incrociano le tre città. Ma prima di entrare nelle sale, nell’ingresso un tavolo di grandi dimensioni consente al visitatore di misurarsi direttamente con le fonti originali della Firenze fascista che dagli anni Trenta viene chiamata a mobilitarsi e a prepararsi alla guerra: giornali e opuscoli di propaganda che mostrano il duce guerriero, materiale scolastico, quaderni e libri destinati all’indottrinamento delle giovani generazioni, filmati che riproducono i momenti più salienti della vita cittadina, a partire dalla visita di Hitler nel 1938.

Fa da sfondo a tutta la superficie espositiva un muro in cui sono riprodotte seguendo una sequenza cronologica le foto di Firenze dagli anni Trenta, dai primi anni del conflitto alle vicende della Liberazione6, mentre i pannelli che riproducono la documentazione (documenti ufficiali, foto, lettere e corrispondenze private, diari ecc.) sono inseriti nelle sagome di uomini, donne e bambini (tratte da immagini dell’epoca) a rappresentare i fiorentini comuni, gli attori principali delle vicende narrate.

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