MemorySharing a Firenze

Filippo Macelloni – Lorenzo Garzella

«Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia». L’affermazione di Pasolini è forte, lapidaria. Crediamo che ci sia bisogno di riconnettersi con la nostra memoria, con la nostra storia. E che cercare di farlo non sia una cosa noiosa, che si svolge tra scaffali polverosi, ma porti con sé una quantità di scoperte, divertimento e storie da raccontare, che è quello che ci interessa di più, come film makers. Abbiamo creato l’“Acquario della Memoria” perché vogliamo condividere questa esperienza e collaborare con chi ha a cuore gli stessi temi, ognuno con la propria specificità, con i propri interessi, energie, risorse.

Si parla del «bagaglio della memoria». Ecco, quello che abbiamo scoperto in più di un anno movimentato e di intenso lavoro è proprio questo: la memoria non è un bagaglio. È piuttosto una rete viva e dinamica di rapporti, in cui il tempo e le generazioni sono strettamente connessi fra di loro e con la nostra vita quotidiana. È un’onda fluida, in continuo mutamento. È un bene prezioso, fragile e persistente al tempo stesso, proprio come l’acqua. E per provare a difenderlo – ci pare – va trattato come tale. Non si può rinchiudere in valigia o nel bagagliaio della macchina. Bisogna avere pazienza ed entusiasmo, accettare la sfida di confrontarsi col caos del presente, sporcarsi le mani, cercare e selezionare documenti, attivare confronti, tramandare storie, imparare a convivere sia con l’immaginario collettivo sia con le ricerche accademiche, imparare ad ascoltare – con le giuste dosi di rispetto e scetticismo – sia le voci tremolanti degli anziani che i commenti frettolosi dei social-network. Non è detto che sappiamo fare tutto questo, ma intanto abbiamo iniziato a capire che cosa ci piacerebbe fare. Così abbiamo imparato che da una parte ci sono le deformazioni dei racconti orali e delle leggende popolari, le costruzioni allo stesso tempo semplicistiche e iperboliche del telefono-senza-fili fatto di chiacchiere spicciole, dall’aia dei contadini ai bar, a Facebook. E dall’altra c’è l’indagine storica, alla ricerca del nocciolo nascosto della realtà dei fatti, di una lettura lucida e critica delle vicende accadute, delle congiunture culturali, delle implicazioni etiche, dei riscontri fra materiali privati e archivi istituzionali. A noi piace pensare che entrambi questi aspetti abbiano grande valore, e che entrambi vadano affrontati con attenzione e passione. Abbiamo scelto di incrociare molti punti di vista, proprio per poter rafforzare e allo stesso tempo verificare questo intreccio di storia e mitologia cittadina. Abbiamo scelto di privilegiare soprattutto i punti di vista delle persone comuni. È quella che si chiama “storia dal basso”, in cui la somma di tante storie personali e “minuscole” può costruire un mosaico che racconta la Storia con la S maiuscola.

Crediamo che un lavoro del genere possa esistere solo se inserito in una “rete”, se è condiviso, aperto. Se i progetti, da quelli locali a quelli internazionali, sono connessi tra loro. Per questo abbiamo stretto un’alleanza con History Pin, portale che offre, su scala globale, la possibilità di condividere immagini, documenti e storie personali, legandole a un luogo (geolocalizzandoli) e a un tempo (timeline). Per questo abbiamo iniziato a lavorare su MemorySharing.

MemorySharing è un progetto che mira a creare un circolo virtuoso fra tre attività principali: raccolta di materiale d’epoca (testimonianze, fotografie, diari privati), condivisione (sia attraverso il web, sia attraverso incontri tra le persone), narrazione (scatenando al massimo la creatività). L’intenzione è quella di combinare aspetti diversi: tecnologia e umanità, approfondimento e leggerezza, a partire dalla convinzione che il primo valore è quello della partecipazione attiva, con l’obiettivo di coinvolgere molte persone, di tutte le età, e di aggiungere un piccolo contributo per migliorare la vita della comunità, stimolando sia il senso di identità sia la voglia di convivenza e di inclusione in chiunque venga coinvolto, giovani o anziani che siano.

La mostra Firenze in guerra è l’opportunità per lavorare su un pezzo di storia di questa città, uno dei più delicati. Provando a coinvolgerla, la città, chiedendo ai cittadini di condividere i propri frammenti di memoria privata e provare a ricomporli. MemorySharing a Firenze parte proprio dalla mostra a Palazzo Medici Riccardi, creando un luogo di incontro che speriamo possa diventare un punto di riferimento. Uno spazio-cantiere, uno spazio-laboratorio che vivrà e cambierà funzione e aspetto con la partecipazione di chi si fermerà e aggiungerà un tassello a un mosaico che prende forma mentre si fa.

La collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza in Toscana, che va al di là della durata della mostra, da al progetto una spinta decisiva per raccogliere e condividere materiali relativi al periodo intorno alla Seconda Guerra Mondiale.

La mostra avrà fondamentale una parte web (affacciata anche all’interno delle sale di Palazzo Medici) che intende amplificare più possibile la partecipazione dei cittadini. Ci saranno foto e documenti già acquisiti e presenti nella mostra e ci sarà la possibilità di aggiungerne altri. Ci saranno percorsi da seguire nella città (attraverso il proprio smartphone o tablet) alla scoperta dei luoghi e dei momenti più importanti del periodo che stiamo raccontando. Ci saranno laboratori che mettono insieme anziani e bambini, nella mostra e in altri luoghi, nelle scuole. Ci sarà, al Rondò di Bacco, un audio film per raccontare la storia di Palazzo Pitti nell’estate del 1944. Ci sarà, anche a Firenze, la cine-bicicletta che porterà sulle strade e sui muri della città le immagini e le storie che sono passate di lì 70 anni prima, con un film itinerante. Ci piacerebbe, insomma, che “Firenze in guerra” diventasse veramente una “mostra diffusa” e che la voglia di riconnettersi con il proprio passato contagiasse tutta la città.

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